Storia di successo DeepTech & Energy Modena, Italia
NOVAC
Supercondensatori su misura per i picchi che le batterie non reggono
Raccontaci NOVAC: che problema risolvete, per quale mercato, e a che punto siete oggi?
NOVAC sviluppa e produce celle e sistemi di accumulo basati su supercondensatori, progettati per applicazioni in cui le batterie tradizionali non riescono a gestire in modo efficiente picchi di potenza molto elevati, cicli frequenti, ricariche rapide o condizioni operative particolarmente gravose.
Il nostro elemento distintivo è il formato pouch: celle sottili, leggere e personalizzabili nella forma, che possono essere integrate anche in spazi complessi o all’interno di componenti strutturali. Partendo dalla cella, progettiamo inoltre moduli completi di elettronica di controllo e gestione.
Ci rivolgiamo principalmente ai mercati automotive, aerospace e intralogistico, oltre ad alcune applicazioni industriali e stazionarie. In questi settori i supercondensatori possono affiancare o, in alcuni casi, sostituire le batterie nelle funzioni di avviamento, recupero energetico, peak shaving, alimentazione di attuatori e gestione dei picchi di potenza.
Oggi abbiamo completato diversi progetti pilota con aziende industriali, automotive e aerospace, realizzato applicazioni operative e portato la nostra tecnologia anche a bordo di una missione satellitare commerciale.
Cosa vi ha convinto che valesse la pena costruire un’impresa attorno a una tecnologia hardware così complessa?
Ci ha convinto il fatto che il problema fosse reale, ricorrente e ancora non risolto in modo soddisfacente.
In molti sistemi industriali una batteria viene dimensionata non sull’energia media richiesta, ma su pochi secondi di potenza di picco. Questo comporta sovradimensionamento, aumento di peso, maggiore stress della batteria e una vita utile più breve. Abbiamo visto che i supercondensatori potevano risolvere questo problema, ma che i prodotti presenti sul mercato, prevalentemente cilindrici e standardizzati, erano spesso difficili da integrare.
Abbiamo quindi deciso di lavorare non soltanto sulle prestazioni elettrochimiche, ma anche sulla forma, sulla personalizzazione e sull’integrazione del sistema completo. La possibilità di adattare la cella al prodotto del cliente, anziché obbligare il cliente ad adattare il proprio prodotto alla cella, è stata uno degli elementi che ci ha convinto maggiormente.
Costruire hardware richiede più capitale, più tempo e una capacità esecutiva diversa rispetto a un progetto puramente digitale. Allo stesso tempo, però, crea barriere tecnologiche, industriali e di know-how molto più difficili da replicare. Abbiamo ritenuto che questa complessità, se affrontata correttamente, potesse diventare un vantaggio competitivo.
Gate REI lavora per connettere le startup con il mercato: nel percorso di una startup, dove questo tipo di contributo si rivela più tangibile per una realtà in crescita?
Per una startup deep-tech come la nostra, il valore più tangibile di una realtà come Gate REI sta nell’accorciare la distanza con il mercato. Sviluppare hardware complesso significa lavorare per anni su tecnologia e produzione, ma il salto vero avviene quando si incontra il cliente industriale giusto nel momento giusto: è lì che un ecosistema capace di fare da ponte tra startup e aziende diventa decisivo, perché apre canali di validazione e occasioni di collaborazione che da soli richiederebbero molto più tempo.
Avete raccolto circa 4,6 milioni di euro. Cosa ha convinto gli investitori a puntare su una tecnologia con tempi di ritorno lunghi, e come avete costruito quella fiducia round dopo round?
Gli investitori hanno compreso che non stavano finanziando soltanto una nuova cella, ma una piattaforma tecnologica applicabile a più mercati e capace di rispondere a esigenze industriali già presenti.
La fiducia è stata costruita progressivamente, trasformando ogni round in risultati verificabili: dai primi prototipi alla proprietà intellettuale, dalla costruzione della linea produttiva ai primi progetti pagati, fino alle validazioni con clienti industriali e alle applicazioni in ambito automotive e aerospace.
Dove è arrivata oggi NOVAC e qual è il prossimo traguardo che avete davanti?
Oggi NOVAC è passata dalla fase di ricerca e prototipazione a quella di industrializzazione e ingresso sul mercato. Abbiamo una tecnologia proprietaria, una linea pre-pilota operativa, sistemi già testati in applicazioni reali, progetti pagati con clienti industriali e una struttura organizzativa che comprende competenze su materiali, produzione, elettronica, progettazione meccanica e sviluppo commerciale.
Il prossimo traguardo è trasformare le validazioni e i progetti pilota in forniture ricorrenti e di serie. Per farlo stiamo lavorando su tre direttrici: aumentare la capacità produttiva con la nuova linea pilota, completare le qualifiche e certificazioni necessarie nei mercati prioritari e consolidare i primi programmi industriali ad alto volume.
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